
Penso che, come con le canzoni, anche i libri possano
scandire la vita di ognuno di noi, facendoci tornare alla memoria qualche
situazione o insegnandoci delle piccole lezioni.
Ho superato i vent'anni da un po' e sono ben lontana dai
quaranta, forse un giorno questo romanzo non mi colpirà quanto oggi, ma
sicuramente avrà sempre un posto d'onore tra i libri che ricorderò con immenso
affetto e infinita dolcezza.
TITOLO: La misura della felicità
AUTORE: Gabrielle Zevin
EDITORE: Nord
ANNO: 2014
PREZZO: 4,99€ (eBook); 16€ (copertina)
PAGINE: 320
AUTORE: Gabrielle Zevin
EDITORE: Nord
ANNO: 2014
PREZZO: 4,99€ (eBook); 16€ (copertina)
PAGINE: 320
TRAMA: Dalla tragica morte della moglie, A.J. Fikry è diventato un uomo scontroso e irascibile, insofferente verso gli abitanti della piccola isola dove vive e stufo del suo lavoro di libraio. Una sera, però, tutto cambia: rientrando in libreria, A.J. trova una bambina che gironzola nel reparto dedicato all’infanzia, ha in mano un biglietto, scritto dalla madre: «Questa è Maya. Ha due anni. È molto intelligente ed è eccezionalmente loquace per la sua età. Voglio che diventi una lettrice e che cresca in mezzo ai libri. Io non posso più occuparmi di lei. Sono disperata».
Ho pensato parecchio al motivo per cui sia molto più facile scrivere delle cose che non ci piacciono/che odiamo/che riteniamo imperfette piuttosto che delle cose che amiamo. Questo è il mio racconto preferito, Maya, ma non riesco nemmeno a cominciare a spiegarti perché.
Prendo in prestito dal libro un'ulteriore citazione perché,
quando mi sono ritrovata davanti al foglio per scrivere le prime impressioni,
sul momento anch'io non riuscivo ad esprimere quanto e perché avessi adorato
questo romanzo.
Ma procedo con ordine. In questo (forse raro) caso le
copertine parlano da sole: come suggeriscono il titolo originale e il
sottotitolo, questa è la storia di A.J. Fikry, vedovo e libraio, e di Maya, la
bambina che gli insegnò ad amare i libri. E la vita, aggiungo io.

L'uso della terza persona permette di farci esplorare la
quotidianità di ogni personaggio che si ritrovi ad intrecciare la sua vita con
quella di A.J. e Maya: l'ex cognata e suo marito, il commissario,
l'affascinante agente di una Casa Editrice...
La piccola Maya è il filo conduttore che lega l'inizialmente
scorbutico e diffidente libraio alla comunità di Alice Island (dove l'unico
svago è rappresentato proprio dalla libreria. Che la Zevin si sia ispirata a
Galiano Island?).
Particolare è la descrizione dei personaggi attraverso i
loro gusti letterari. Le figure risultano appena imbastite, ma la psicologia di
ognuno riesce delicatamente ad emergere attraverso i dialoghi e i
comportamenti.
Il nome della libreria, Island Books, e l'ambientazione
della storia su un territorio quasi distaccato dal resto del mondo rispecchiano
la personalità del protagonista. Prima di adottare Maya, A.J. è come un'isola a
sé stante: lontano dall'amore, dal suo lavoro, dall'amicizia, dalla vita. La
bambina rappresenta "la misura della (sua) felicità", irrompe nel suo
mondo e lo stravolge completamente facendogli prendere coscienza di se stesso e
delle persone che lo circondano.
Un uomo non è
un'isola. O almeno essere un'isola non è la sua condizione ottimale.
Molto toccante è l'introduzione ad ogni capitolo, scritta da
A.J. per Maya: sono annotazioni in cui l'uomo regala consigli sui libri (e di
vita) alla figlia. Una sorta di testamento letterario. La tristezza è presente,
ma non pesa.
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